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I BORGHI PIÙ BELLI D’ITALIA SONO IN SICILIA!

Sambuca di Sicilia incoronata “Borgo più bello d’Italia”. La Sicilia premiata per la terza volta dalla trasmissione di  Rai3 “Alle falde del Kilimangiaro”, condotta da Camilla Raznovich.

Per il terzo anno consecutivo la trasmissione “Alla falde del Kilimangiaro” incorona un comune siciliano come “borgo più bello d’Italia”.
Dopo Gangi (2014) e Montalbano Elicona (2015) è la volta di Sambuca di Sicilia, comune in provincia di Agrigento: con i suoi caratteristici vicoli saraceni e un’importante area archeologica, ha battuto gli altri venti borghi candidati.
Abitata sin da epoca preistorica, è stata interessata da insediamenti sia Elimi sia Sicani. A loro si deve la nascita di una città nell’altopiano di Adranon databile già al IV secolo a.C. del quale rimane un sito archeologico e numerosi reperti di particolare valore.
L’abitato è circondato da un paesaggio a forte vocazione agricola come testimoniato dalle tipiche architetture rurali come  masserie, bagli, mulini, trappeti. In questo paesaggio agreste insistono le superfici boschive della Resinata, i suggestivi complessi del Lago Arancio ed il sito archeologico di Monte Adranone.
Sambuca ha impianto urbano tipicamente medievale che ricorda la lunga dominazione arabanonostante i molteplici interventi del Seicento e Settecento, facilmente individuabili lungo l’asse mediano di Corso Umberto.
Il terribile terremoto del Belìce che, nel 1968 sconquassò la Sicilia sud orientale, costrinse gli abitanti di Sambuca a trasferirsi nella città nuova. Nonostante ciò l’antico centro storico conserva, a differenza di molti altri paesi del Belìce, le proprie funzioni civili, commerciali e residenziali. Il nuovo centro sorge a N.E. dell’attuale abitato da esso poco distante. L’impianto urbanistico di Sambuca è retto da un rigido schema che lo raggruppa in tre grandi nuclei di comparti paralleli che convergono su un’area centrale riservata alle attrezzature pubbliche. Un contrasto stridente che balza subito agli occhi: le stradine che, strette e tortuose si snodano nell’abitato antico, sono  violentemente contrapposte ai rigidi schemi dell’urbanistica moderna.
L’odierna Sambuca, fu fondata dagli Arabi intorno all’830, subito dopo il loro arrivo in Sicilia. La chiamarono  Zabuth (per ricordare l’omonimo emiro arabo Al­Zabut che aveva fatto erigere in quel luogo un castello) e la costruirono alle pendici del Monte Genuardo, tra il fiume Belice e il Sosio, a 350 metri s.l.m.
Zabuth rimase araba fino al XIII secolo  quando si ribellò a Federico II dopo la costruzione del Castello di Giuliana.  
 La resistenza fu stroncata nel 1225 e la strage fu totale.
 Sambuca conserva ancora le tracce di questa sua matrice islamica nel “quartiere arabo”, costruito da un impianto urbano che si sviluppò attorno a sette “Vicoli saraceni”, trasformati in un museo vivente di storia arabo­-sicula e nella fortezza di Mazzallakkar sulle sponde del lago Arancio che viene sommersa ogni qualvolta s’innalza il livello del Lago.
La cultura, le tradizioni popolari, i modi di esprimersi degli abitanti di sambuca testimoniano questa origine storica. La cittadina-­fortezza di Zabut, dopo l’eccidio e la deportazione dei superstiti saraceni, fu lentamente ricostruita. Gli arabi, convertitisi al Cristianesimo per paura o per convinzione, e i cristiani convissero insieme pacificamente.
Sambuca fu nuovamente distrutta nel 1411 durante le guerre di successione al Regno di Sicilia e nel lungo interregno tra i due re Martino. Avvenne così che il primitivo impianto urbano della parte settentrionale di Zabut, costituito da un’acropoli e da un quartiere di viuzze, incominciasse ad ampliarsi verso le propaggini della collina.
Dal XV al XIX secolo, La Sambuca conobbe alterne vicende: prosperità e pestilenze, benessere e miseria, splendore e terremoti.
Il riconoscimento a Sambuca come Borgo più bello d’Italia è il coronamento di una storia millenaria che è anche storia di Sicilia. 
Per far sì che, però, non resti mero riconoscimento, occorre che l’itero paese si spenda per valorizzarlo e renderlo quanto più fruibile possibile.
A tal proposito il sindaco Leo Ciaccio ha dichiarato: “È un riconoscimento assai ambito per ogni amministratore e per tutti i cittadini, – spiega –  ad essere premiate non sono solo le bellezze storiche, architettoniche e paesaggistiche di Sambuca ma il lavoro di un’intera comunità. Il vero impegno inizia adesso. Abbiamo la responsabilità e il dovere – prosegue –di tenere alto il vessillo, di accogliere i turisti nel miglior modo possibile, di incrementare le attività economiche e artigianali e di far veicolare nel miglior modo possibile l’immagine di Sambuca al di fuori dei confini regionali. Un ringraziamento particolare anche ai sindaci dei paesi vicini che ci hanno dato una mano per arrivare alla vittoria finale. Sono convinto che i riflettori su Sambuca potranno fare da traino anche per il resto dei Comuni delle Terre Sicane, portando ad uno sviluppo dell’intero territorio”.